GRANDI OPERE E TEATRO POLITICO

MOSEAnche con le grandi opere sembra che stia avvenendo quello che succede nella nazionale di calcio. Il tutti contro tutti, fra gli esperti in attesa di qualche mamma-santissima (Berlusconi, Renzi, ….) che li metta in riga. Nel frattempo si assiste ad un cazzeggio di dubbio gusto in cui ora prevalgono parole d’ordine come: indipendenza, lotta agli sprechi ed alla corruzione, bene comune, ora altri obiettivi: occupazione, flessibilità, competitività e globalizzazione. Gli attori sono sempre gli stessi: i detentori, gli amministratori, i custodi del capitale (economico, sociale, culturale e simbolico), il campo od il palcoscenico è sempre all’interno di quella sfera del politico che monopolizza la violenza fisica (TAV, Genova, Civitavecchia ecc.) e simbolica (la cultura occidentale, l’opinione pubblica, totalizzanti identità collettive ecc.). In platea non rimane altro che una folla opacizzata da riflettori gestiti dai precedenti e messa li a confermare la superiorità del sistema, attraverso scomposti vagiti famelici, tutti tesi a tranquillizzare i manovratori. Last but not least: il mito, la terra promessa. Come in tutte le discussioni più scontate sia su frivoli drammi da Tuttosport, che in millenaristiche autoflagellazioni per gravi peccati “sociali” emerge il tema dei temi: la mentalità, la tara culturale, l’idiosincrasia per la legalità degli italiani. Basta varcare qualunque confine per trovare capitalismi dal volto umano, Report continua a ricordarcelo. L’epilogo sul proscenio è scontato, vediamo se alle prossime elezioni passiamo dal 3,9% al 4%, se qualche esperto viene cooptato in qualche posizione ragguardevole e se a quei petulanti affamati possiamo passare qualche osso da rosicchiare in attesa del prossimo articolo del “Fatto” (Un tempo “il fatto” era uno dedito a pratiche malsane).