CHI VA AL MULINO S’INFARINA.

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Considerazioni sul post su Facebook il 27 febbraio 2014 di Marco Bensa:
L’espulsione dal M5S della “banda dei quattro”, le ragioni (?) e le modalità con cui è avvenuta, …Mi ricorda certe pratiche sbrigative e sostanzialmente vuote di contenuti a cui ricorrevamo noi militanti di certi gruppetti extrasinistri nei formidabili anni ‘70 per mantenere ad ogni costo l’egemonia dell’imbecillità contro la risorgenza del revisionismo o altri tentennamenti piccolo-borghesi. Allora si scimmiottavano, di fatto, certe cattive abitudini sovietiche che passando per la Terza Internazionale arrivavano dritte fino a noi. Ma , citando Guccini, se “a vent’anni si è stupidi davvero” a trenta, quaranta e oltre non ce lo possiamo più permettere …

Ridurre tutto ad una presunta stupidità dei protagonisti è, purtroppo un’azione, che, tentando di semplificare l’analisi, è paradossalmente in linea con la dominante pratica di attribuire ai “politici” una totale libertà d’azione e figlia di quella tesi che rivendica l’autonomia della politica. Il problema del Movimento 5 Stelle è, a mio avviso, di coerenza tra strategia e struttura. La loro intenzione di criticare il sistema dei partiti contrasta con la scelta di entrare in un campo organizzativo le cui pratiche, pur aggiornandosi continuamente, sono costituite apposta per negare la possibilità della democrazia diretta, rivendicata proprio dai pentastellati e contemporaneamente costituenti di quella  cultura che di democratico ha conservato solo il logo. Che cosa c’entrano i deputati e senatori della Repubblica Italiana, grillini, PDellini o PDmenoellini che siano, con la democrazia diretta? Visto che il mandato è irrevocabilmente nelle mani dei parlamentari stessi o, alla scadenza elettorale, nelle mani dei partiti, che controllo (ed anche che responsabilità) abbiamo noi mandanti dei nostri mandatari? Siamo sicuri che la scelta per le decisioni a maggioranza non sia la madre di quest’ultima vicenda. Il Movimento 5 Stelle non è il primo e, ahimè neanche l’ultimo movimento politico che, partendo con ambizioni rivoluzionarie, democratiche, vivamente colorate e rivendicando autenticità, rappresentatività della cittadinanza, dopo essere entrato nel campo politico, viene inghiottito in processi di istituzionalizzazione e di distorsione dei fini. Chi va al mulino s’infarina.

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UN SALUTO A FREAK ANTONI