ESTETICA DI SINISTRA E RIVOLTE DI ….

                                                                                      

                                                                         Io non sono di sinistra,

                                                                          SONO COMUNISTA!

Dicembre 2013,

Affermazione verbale

di Beppe

cavalletta

Una domanda mi è rimasta in bocca il pomeriggio in cui Marco Aime è venuto a Sanremo per un incontro di presentazione del suo libro “Cultura”. Gli avrei voluto chiedere: “Secondo lei avrebbe senso introdurre l’insegnamento dell’antropologia culturale, se non al posto, a fianco di quello di religione?”. Il fatto che non l’abbia posta, a causa di una certa fretta con cui è stato condotto il dibattito, mi consente di rivederne il senso (apparentemente inesistente) tutte le volte che assisto a scene o ad affermazioni reali o virtuali (post su fb) come quelle cui ho assistito in questi giorni in cui imperversano i “forconi” (Sono abbastanza d’accordo con la proposta di Guido Viale http://www.infoaut.org/index.php/blog/italian-connection/item/9967-siamo-un-po-pi%C3%B9-uguali-ai-movimenti-globali quando rifiuta tale appellativo, pur legittimamente rivendicato da una componente dei nuovi ribelli, poiché questo, facendo riferimento ad avvenimenti come le jac­que­ries medievali, contrasta con la buona consuetudine di situare gli accadimenti nel proprio contesto spazio – temporale).

Se Landini onestamente riconosce la propria deformazione professionale quando chiede a questi nuovi ribelli qual è la loro “piattaforma”, altri domandando agli stessi  perché votavano Berlusconi o addirittura perché non si rivolgevano alla miriade di sigle della sinistra, si muovono come il classico turista che rimane sbigottito nel vedere un laotiano mangiare cavallette o un africano preoccuparsi degli spiriti che lo hanno fatto cadere, anziché curarsi il braccio rotto.

E’ abbastanza ovvio che lo stupore si sia subito trasformato in perplessità e fastidio per chi, come ha giustamente riconosciuto Viale (idem), dopo essersi rammaricato per non veder nascere movimenti simili a quelli spagnoli, greci o americani va a cercare quanti più orpelli fascisti che può, pur di non accettare il dubbio che quanto sta avvenendo sia un ragionevole atto di rivolta contro il peso di quella cosiddetta crisi che, di fatto è una pesante e dolorosa fase di trasformazione.

Per il momento non mi è stato possibile fare, come correttamente ha fatto quella persona onesta che è Marco Revelli    http://www.infoaut.org/index.php/blog/precariato-sociale/item/9971-l%E2%80%99invisibile-popolo-dei-nuovi-poveri che, vivendo a Torino, si è mosso con lo sguardo di chi non ha paura di avvicinarsi al fango presente nelle piazze della sua città per leggere quanto più possibile gli avvenimenti in corso. Se in futuro, come io credo, ciò sarà possibile, conto di ricalcare le orme del mio illustre predecessore. Il mio sguardo, lo ammetto, sarà un po’ più benevolo di quello di Revelli (che non è affatto malevolo e che mostra quella sana curiosità tipica di una persona intelligente), poiché non ho nessuna nostalgia per quella socialdemocrazia che ha convissuto per tutta la sua vita con regimi duali nelle cosiddette relazioni industriali e perché sono convinto che tali azioni di piazza, pur mostrando un’estetica ribellistica, esprimono un rifiuto di pratiche sociali in cui i rapporti di dominio sono sempre più evidenti e pesanti.

Per il momento, pertanto, il mio sguardo non può che rivolgersi verso fenomeni che più facilmente possono avvicinare: le reazioni in alcuni media tradizionali e nei nuovi luoghi della comunicazione.

Il fatto che l’opinione dei due autorevoli studiosi confermi i miei orientamenti rispetto a tali accadimenti, non mi autorizza a raggiungere giudizi definitivi anche perché non sono particolarmente interessato a schierarmi  virtualmente pro o contro di chicchessia. (Per un chiarimento sul mio rapporto con la cosiddetta vita reale e con quella che scorre nella nuova dimensione virtuale, dedicherò, anche perché sollecitato da qualche compagno, un post apposito.)  Mi appare, tuttavia immediatamente chiaro che la fretta con cui si vuol liquidare una contestazione bastarda (i neofascisti e Berlusconi sono convincenti come suoi genitori solo per i “complottisti ” più ostinati ), che non nasce secondo gli schemi prediletti da una sinistra sempre più imbolsita e sempre più irrigidita nel tener sotto controllo quel particolare “ceto medio”, costruito esclusivamente per scopi di consenso elettorale, è coerente con la voglia di non disturbare i manovratori, tanto più in questa fase di rinnovo delle cariche. Ecco che giornali militanti (La Repubblica in testa) e tg perennemente schierati (il redivivo telekabul del TG3) non perdono l’occasione per mostrare auto di lusso, facce troppo simili a quel tipaccio di Cetto Laqualunque e fascistelli d’annata per fornire quelle icone incontrovertibilmente necessarie per il confezionamento del giudizio estetico, rimasto ormai isolato nell’habitus del consumatore della comunicazione politica.  Ed ecco comparire nei post di facebook testimonianze giurate sulla schifosità dei soggetti cattivi, condite con atti d’abominio nei confronti di situazioni lontane dal politically correct per testimoniare un’appartenenza ad un mondo che sta vacillando (V. La Fin des sociétés, A. Touraine), e che probabilmente sarà spazzato via anche in tempi brevi.

(S)Fortunatamente il carattere sovversivo di queste azioni si va stemperando ed i tentativi di recupero sembrano dare i loro frutti: i cosiddetti leader litigano fra loro e dividono le iniziative di lotta, la loro presenza ai talk show è sempre più presente ed i temi sollevati vengono diluiti all’interno dei ridondanti tormentoni del sistema dei partiti, per questo nonostante i suicidi e la rabbia continuino a crescere, c’è da immaginare che, complice il periodo natalizio, le tensioni ritornino nell’oscurità, pronte, però a riemergere come fenomeno carsico, proprio perché il loro carattere radicale non troverà soluzioni con qualche contentino ministeriale.

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