ELEZIONI 2013

A tutti i benpensanti che voteranno partiti di sinistra o giù di lì, perché ce l’hanno con Mister B. dedico questo passo del compianto Bourdieu, morto più di 11 anni fa.
L’habitus della piccola borghesia
L’habitus della piccola borghesia (“frazione dominata della classe dominante”) è caratterizzato ad esempio dall’osservanza di un certo conformismo nei comportamenti, dalla ricerca ansiosa di autorità e di modelli di condotta, in breve da “un insaziabile desiderio di regole”, che sottopone la vita quotidiana a una disciplina rigorosa. Tali disposizioni sono in contrasto con l’ethos degli strati più alti della borghesia (“frazione dominante della classe dominante”), caratterizzato da un rapporto con il mondo e il sé che “supporta e autorizza tutte le forme manifeste o nascoste di certitudo sui: grazia, casualità, facilità, eleganza, libertà, in una parola “naturalezza”Pierre Bourdieu (1979) La Distinction. Critique sociale du jugement. Paris: Minuit. Tr. it. Bologna: il Mulino, 1983.
 
E,visto che questa volta c’è anche un Grillo, ma non solo, sempre citando il grande Pierre in un’intervista:
BOURDIEU: i partiti politici stessi sono degli strumenti di esercizio della violenza simbolica. (una forma di violenza che possiamo chiamare “dolce” e quasi invisibile in cui un agente, ad esempio lo stato, non si serve tanto di una disciplina coercitiva, intesa come forma brutale ed esteriore del potere, ma vive anche “dentro” di noi, nella forma di categorie mentali sanzionate “statualmente” e acquisite nel processo educativo come un insieme unitario di credenze e di strutture mentali, attraverso le quali costruiamo e interpretiamo il mondo sociale)(nota mia) 
INTERVISTATORE: Tutti i partiti?
BOURDIEU: In forme diverse, tutti.
INTERVISTATORE: Anche i partiti cosiddetti populisti?
BOURDIEU: Appunto, il populismo è particolarmente interessante, perché esso ha due modi di sfruttare la dominazione simbolica, ovvero gli effetti della dominazione simbolica. Si possono sfruttare questi effetti in modo innocente, come fanno i partiti comunisti, o socialisti, tradizionali; questi partiti richiedono che il loro portavoce si esprima nella lingua standard, in conformità alle norme linguistiche ufficiali, che parli politicamente di politica, e cioè gli chiedono di “parlare politicamente” al posto di coloro che non hanno gli strumenti per parlare politicamente della politica, contrariamente a quel che ho detto poco fa. E certo questi portavoce esercitano una violenza proprio in quanto danno voce alla gente, quindi non si sa se usano le parole che pronuncerebbero quelle persone comuni se avessero la parola. In altri termini, nel migliore dei casi il delegato, chi si presenta come porta-parola della gente che non ha la parola, commette una usurpazione, più o meno importante, approfittando del silenzio provocato dalla violenza simbolica -del silenzio delle donne della classe dominata, per esempio. Si può parlare al posto di, sostituirsi a, sostituirsi al discorso di [altri]… Ma allora la soluzione populista è terribilmente viziosa, perché essa consiste nel mimare la parola popolare, e dunque a dare una soddisfazione -ma una soddisfazione a mio parere del tutto illusoria- alla parola popolare.
 
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