GRAMELLINI TASSE E CETI POPOLARI

Gentilissimo Signor Gramellini,

Le scrivo perché mi sento in debito con Lei. Sabato sera l’aspettavo al varco e puntualmente l’ho trovata, tranquillamente assieme al suo gregario FabioFazio, pronto a passarci l’ennesima pillola di saggezza per ceti medi moderni. Nel momento in cui esponeva il punto “due” delle sue riflessioni settimanali io ero convinto che sarebbe uscita da uno di voi la frase che puntualmente Fazio ha candidamente proferito “…io credo che sia un eccellente, invece indizio di trasparenza questa cosa di parlare dei propri soldi, di non vergognarsi di quello che si è guadagnato, per quanto il discorso sul differenziale è un discorso, è un discorso su cui riflettere, però è anche motivo vero per il quale vanno pagate le tasse. La redistribuzione sociale funziona con le tasse, le tasse sono la redistribuzione sociale. Dobbiamo pagarle e pretendere che tutti le paghino….”. Questo discorso unitamente a due altre perle da lei espresse: la prima quando pochi attimi prima definisce “…il mercato dà a chi ha tanto e toglie a chi ha poco, perché è una legge proprio di natura, però dico io, proprio per questo dovrebbe esistere la politica per riequilibrare le leggi di natura con le tasse…”, la seconda, immediatamente dopo, quando sostiene che vi sia il rischio della “scomparsa di quel ceto medio che è stato finora la salvezza dell’‘Europa”, potrebbero essere parti costitutive del manifesto  ideologico (proprio in senso marxiano, costruttore di falsa coscienza) di un movimento politico futuro. Chi meglio di Voi può tranquillamente far passare l’idea che basta rispettare le leggi naturali  del mercato e quelle sacre di uno Stato democratico amministrato da dotti tecnici,  per assaporare dei benefici di una pace sociale che rassicura i summenzionati esperti e i loro vessilliferi mentre si godono i denari sudati con “duro lavoro” e che tiene alla larga quegli inutili “pesi sociali” che parole desuete (Lei, infatti, non le cita) come proletari, operai, sudditi, ceti subalterni o, peggio ancora, classe antagonista, tentano di rappresentare.  Chi meglio di Voi benpensanti (non ho intenzione di offenderVi) di sinistra può riuscire a far passare l’idea che la riprovazione sociale non deve indirizzarsi verso gli apprendisti stregoni, programmatori della nostra vita e magari dei nostri naufragi, ma piuttosto nella direzione degli evasori fiscali che, proprio con le fattezze di quello dello spot sui parassiti, possiamo sicuramente ritrovare tra i raccoglitori di pomodori, le donne che puliscono le scale ed i manovali dei cantieri edili.

Il 18 febbraio scorso Rossana Rossanda si domandava se valeva la pena chiamarsi comunisti. Io non penso che ci sia solo disordine sotto il cielo, ma la confusione è tanta. Forse uno dei vantaggi di questa che in molti chiamate crisi sarà la chiarezza.

A PROPOSITO DEL GOVERNO MONTI

[Quelli che si dicono di sinistra] i marxisti [o forse non più tali, di fronte al governo Monti ed alla sua prassi “scientifica”] sono consci di tale contraddizione e si rendono conto che un governo di scienziati sarà effettivamente una dittatura… Essi si consolano con l’idea che tale dominio sarà temporaneo… La massa del popolo verrà divisa in due armate, quella agricola e quella industriale, poste agli ordini degli ingegneri di Stato che costituiranno la nuova classe politico-scientifica privilegiata.

Michail Bakunin, Stato e Anarchia